Venduta e messa sulla strada dalla mia Famiglia Rom
"L'Agghiacciante storia di una Ragazza Bulgara, venduta dalla sua Famiglia, costretta a Prostituirsi ci racconta dall'interno la vita in un Campo Rom"
Documento Esclusivo - Intervista Shock
(Sconsigliata la visione a lettori particolarmente impressionabili"
Un'esclusiva di Luisa Rozio
Si ringrazia Yara per la testimonianza rilasciata al nostro Magazine
Documento Esclusivo - Intervista Shock
(Sconsigliata la visione a lettori particolarmente impressionabili"
"Ricordo ancora quella baracca. Era piccola e sporca. Finito il lavoro, mi costringevano ad entrare li dentro. Non c'erano finestre. La luce era data solo da una piccola lampadina posta al centro di quella specie di stanzino. Non c'erano sedie, non c'era un tavolo. A terra dei materassi, delle coperte sporche, dei vestiti luridi. Sui lati mobiletti distrutti. In un angolo un frigorifero rotto, dentro la mia cena. Del pane raffermo, ogni tanto una zuppa annacquata, raramente della pasta scotta. Una bottiglietta d'acqua, che arrivava da chissà dove. La porta si chiudeva alle mie spalle, rimanevo sola. Dopo poco da fuori spegnevano la luce. Restavo li. Al buio, al freddo d'inverno e al caldo asfissiante d'estate. Contavo le ore che mi separavano dal mattino. Ogni notte, sognavo di non svegliarmi più"
Inizia così il racconto di Yara. Oggi ha 25 anni, vive e lavora in Italia, in un tranquillo comune della Provincia Piemontese. Quei ricordi lontani, affiorano però ogni giorno nella sua mente. Dimenticare è impossibile, andare avanti è difficile, nei suoi occhi è ancora viva la paura, la vergogna, il terrore. Vent'anni fa, viveva con i genitori naturali in un campo Rom nel cuore della Bulgaria. La famiglia era molto povera, malapena riusciva a sopravvivere. Nel paese dell'est ancora sotto il regime sovietico, la sua etnia non era la benvenuta. Un giorno d'inverno, mentre dal cielo cadevano incessanti i fiocchi di neve, un uomo dallo sguardo di pietra le si presenta davanti. Parlotta con i genitori, gli consegna una busta. La mamma si avvicina alla piccola Yara, gli da un bacio sulla guancia, un abbraccio e si allontana. Quel uomo le prende la piccola mano, la siede su di un'auto e si allontana da quel villaggio. Yara è stata venduta. Inizia il suo calvario...
"Mi ricordo che piangevo. Chiedevo spiegazioni, ma non sapevo neppure io che dire. Non capivo. Quell'uomo, anche lui Rom, mi diceva di stare buona, di stare tranquilla, di smetterla di piangere... Sarebbe andato tutto bene. Sarei andata in un posto più bello, pieno di giochi e caramelle. Ricordo che mi tranquillizzai, ma dentro di me, sapevo che non sarebbe andata affatto così..."
Yara passa i successivi 7 anni a vagare per l'Europa dell'Est. Di mano in mano, di famiglia in famiglia, come un'oggetto d'arredo si vede sballottare da una parte all'altra. Impara cos'è la fame, cos'è il mondo Rom. Capisce che non avrà mai pace, che non rivedrà mai più la sua famiglia. Col tempo inizia ad intravedere anche quale futuro le spetta. Viene picchiata, costretta ad elemosinare sui cigli delle strade, trattata come una piccola schiava. Non va a scuola, non sa ne leggere ne scrivere. Dorme in baracche fatiscenti, spesso all'aperto, dentro ad un cartone o avvolta in una coperta stracciata. I vari personaggi che di volta in volta la prendono in custodia, non hanno alcuna pena per questa innocente bambina. Ma il peggio deve ancora arrivare...
"Nel marzo del 2000, arrivo in Italia. Dopo qualche giorno di vagabondaggio, vengo portata nel campo Rom vicino a Milano. Ho 12 anni. Qui vedo una situazione davvero al limite della civiltà. Auto di lusso parcheggiate vicino ad ammassi di lamiere usati come abitazioni di fortuna, roulette super moderne accampate di fianco a mucchi di sacchi della spazzatura. Bambini che corrono nudi tra gli escrementi, donne che lavano i panni con acqua piovana e uomini che se ne stanno seduti a bere ed ubriacarsi in attesa della sera. Vengo trascinata in una capanna, strattonata all'interno. Davanti a me c'è questo uomo sulla quarantina, carnagione scura, alto e robusto. Una cicatrice gli divide in due il viso. Mi guarda con uno sguardo di ghiaccio. Mi dice di sedermi per terra e aspettare."
Ora il racconto, se è possibile si fa più cruento e doloroso. Dunque invitiamo persone facilmente impressionabili a proseguire oltre..
"Esce sbattendo la porta. Resto li dentro sola ed al buio. Passa un po' di tempo, non so quanto. Ad un tratto la porta si apre. Entrano tre uomini. Tutti Rom. Tutti d'età compresa tra i 30 e i 50 anni. Si avvicinano, mi fanno alzare. Uno di loro estrae dalla tasca un coltellino. Ho paura, inizio ad urlare e a dimenarmi. Un'altro mi afferra le mani, me le blocca dietro la schiena con una corda. Con la sua mano mi tappa la bocca. A questo punto con il coltellino mi tagliano i vestiti, quei due stracci che indossavo non ci sono più. A turno abusano di me, mi violentano ripetutamente per ore. Il sangue cola sulla mie gambe di bambina, mischiato con il loro liquido viscido. Vengo penetrata più volte, anche laddove non è giusto andare. Mi costringono anche ad aprire la bocca e non perdono occasione per sporcarla con la loro carne marcia. Sono ore interminabili. Il mio volto è coperto dalle lacrime, dai loro sputi, dal sudore. La mia anima è avvolta nella vergogna, nello squallore. La paura ha lasciato il posto allo schifo, all'umiliazione. Non ho più neppure la forza di reagire. Fanno del mio corpo da bambina ciò che più li aggrada. Divento donna a 12 anni, imparo quanto la vita sia ingiusta e dentro di me spero di morire all'istante."
Raccontando questa storia, come è giusto che sia, la nostra amica appare molto turbata. I suoi occhi trasmettono rabbia, dolore, paura ma anche vergogna, umiliazione. Singhiozza mentre parla, ma ci disegna la scena nei minimi particolari. Sono passati 13 anni, ma quella violenza inaudita, compiuta da 3 Rom, tre uomini della sua stessa etnia, della sua stessa comunità, è ancora tremendamente viva nei suoi occhi.
"Ho passato quella notte legata, nuda e ricoperta dai loro schifosi resti. Ho pianto per ore prima di addormentarmi. Ho desiderato che il buon Dio mi chiamasse a se. Ho sperato di non svegliarmi più. Purtroppo l'indomani è arrivato. Quella porta si è aperta. Questa volta entra una donna dai lunghi capelli raccolti in una treccia che le percorreva tutta la schiena. Mi si avvicina, parla una lingua che comprendo a stento. Mi slega, con una spugna mi pulisce. E' gentile, pare avere pena e compassione per me. Lei sa il perchè mi è successo tutto questo, e sopratutto già sa cosa mi succederà adesso..."
Yara a questo punto ci spiega che quella violenza infame, è servita, secondo una metodologia sistematica usata in queste situazioni, a renderla conscia di ciò che dovrà fare di qui in avanti. La piccola Yara, capisce che è stata venduta dai genitori e chi i suoi nuovi Padroni, l'hanno voluta perchè venda il suo corpo per loro. La zingara le spiega questa cosa, cercando di tranquillizzare quella bambina ancora così indifesa. Le illustra cosa dovrà fare, quanti soldi dovrà portare ai suoi sfruttatori e sopratutto a quali punizioni andrà incontro in caso di mancanze. La ragazzina divenuta donna troppo in fretta, non vuole credere a quelle parole, non riesce a comprendere come sia possibile chiedere una cosa simile ad una bambina. Ma ben presto si rende conto che è l'amara verità, che quella sarà la sua nuova vita.
"Mi portavano loro in luoghi predefiniti. Ognuna di noi aveva la sua zona. Ogni protettore gestiva un determinato territorio e guai a chi sgarrava. Eravamo in tante, dai 12 ai 20 anni. Tutte Romene o Bulgare. Ogni sera dovevo portare almeno 500€ al mio padrone. Altrimenti venivo picchiata, stuprata, frustata. Se non raggiungevamo la cifra venivamo torturate, umiliate dai nostri aguzzini davanti a tutto il campo. Insomma, bisognava guadagnare quei soldi. Le prestazioni venivano pagate dai 30 ai 40€ per noi minorenni, le maggiorenni circa la metà o poco più. Ogni sera bisognava fare almeno 15 clienti per essere tranquille"
A questo punto Yara, ci racconta il rapporto con i clienti, le richieste, l'età, la tipologia. Insomma ci disegna una mappa dei pervertiti che cercano sistematicamente le ragazze minorenni.
"C'erano uomini di tutti i tipi. Grosse macchine di lusso ma anche utilitarie da famiglia qualunque. Molti erano sposati, padri di famiglia. Qualche giovane, ma molti di meno. Gli incontri avvenivano al 70% in macchina, nella periferia milanese, zone industriali o comunque luoghi appartati. La maggior parte chiedevano sesso orale, ma spesso capitava anche il rapporto completo. Solitamente non si stava più di 10 minuti o massimo un quarto d'ora. Poi invece, c'era una più piccola parte di clienti più facoltosi e più esigenti. Pagavano molto di più e ci portavano nei motel della zona. Qui si stava anche 1 ora o più, con tariffe che variavano dai 100 ai 200€ in base alla prestazione richiesta. In queste occasioni mi sono state fatte le richieste più strane. Mi chiedevano la Dominazione, c'era chi voleva farsi urinare in bocca, chi voleva essere frustato. In queste situazioni, devo ammetterlo, ero molto apprezzata, perchè coglievo l'occasione per sfogare il mio dolore su questi poveretti che comunque erano sempre contenti..."
Yara rimane sulla strada per 10 lunghi anni. Ne vede di tutti i colori, subisce ogni genere di umiliazione, prova ogni tipo di vergogna. Patisce le più atroci pene, la sua dignità viene costantemente calpesta e denigrata. Poi nel maggio del 2010, viene fermata da un controllo della Polizia. Portata in caserma viene identificata, durante l'interrogatorio crolla in lacrime e racconta la sua storia. Da quel momento la strada, il campo Rom, i maltrattamenti, gli abusi e le violenze saranno solo più nella sua mente.
"Per ora non riesco ancora a relazionarmi in maniera sana con gli uomini. Non ho un ragazzo e non sento il desiderio di cercarlo. Sono passati tre anni, ma dentro me è ancora tutto lucido. Sono scappata da Milano, non mi avvicinerei mai più a quei luoghi. Ogni tanto sento ancora gli odori acri di quel campo nelle mie narici, i miei occhi vedono nel buio quei drammatici momenti. Sul mio corpo porto ancora i segni degli abusi, le cicatrici, le bruciature. Ma è la mia anima che non guarirà mai"
Lasciamo concludere questa storia ad una sua riflessione. Le chiediamo di raccontarci, di parlarci della sua vita nel campo Rom, vogliamo capire come vive realmente quella comunità, provare a scovarne i segreti. Lei non può o non vuole raccontarci molto, anche perchè da sue stesse parole ci dice che è meglio non sapere tutto. Ma qualcosa ce l'ha detto e con queste sue considerazioni concludiamo questa intervista che davvero ci ha lasciato tutti senza parole.
"Il campo è un luogo franco. Non si applicano le leggi dello stato, ma le leggi della comunità. Il potere è in mano ad un capo, che è aiutato dai suoi famigliari ed altri collaboratori. Si convive tra la ricchezza più sfrenata ed il degrado più precario. Si vedono uomini ricoperti d'oro e bambini che corrono nudi tra i rifiuti. Cosa succede dentro il campo resta dentro il campo e solo pochi fidati possono entrare. E' un luogo davvero infausto, dove ci sono schiave come la sottoscritta e padroni come i miei aguzzini. Per quel che può valere il mio pensiero, vorrei che venissero smantellati e resi illegali come già avviene in altri stati Europei. Uno stato serio non può permettere di avere al suo interno piccoli villaggi dell'illegalità dove tutto e concesso e dove anche i diritti minimi a molte persone, sopratutto ragazze e bambine, non vengono affatto garantiti..."
Un'esclusiva di Luisa Rozio
Si ringrazia Yara per la testimonianza rilasciata al nostro Magazine

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